martedì 2 aprile 2019

Auchan - Le lavoratrici e lavoratori contestano l'intesa fatta tra sindacati e Azienda sul contratto di solidarietà - HANNO PIENAMENTE RAGIONE!


Il miliardo di euro (997 milioni di euro) perso nel 2018, potrebbe segnare la fine del marchio Auchan, che l’anno scorso ha registrato un fatturato pari a 51 miliardi di euro, in calo del 3,2% rispetto al 2017. Auchan Holding poggia su tre direttrici ben definite: l’immobiliare con Ceetrus (ex Gallerie Commerciali Italia che ha cambiato nome lo scorso giugno, filiale italiana di Immochan presente con 48 centri commerciali su tutta la penisola ), la banca con Oney e la distribuzione con Auchan Retail, che è quella che ha subito le perdite più ingenti e che contribuisce all’80% del fatturato del gruppo.
Ora la holding francese ha deciso di cedere il controllo di Oney Bank alla seconda banca di Francia, Bpce, che avrà il 50,1% del capitale.
E ad essere prossimi alla vendita potrebbero essere alcuni centri commerciali italiani, tra cui quello di Taranto (che nel 2017 ha registrato un calo di vendite pari al 6%, aumentato al 10% nel 2018).
L’ultimo confrontro tra l’azienda e i sindacati di categoria Fisascat, Filcams e Uiltucs di Taranto, ha visto tra le parti un’intesa che adesso dovrà essere votata dai lavoratori attraverso un referendum entro il prossimo 13 aprile. L’accordo prevede il passaggio ai contratti di solidarietà per 180
lavoratori sui 203 totali con una riduzione dell’orario di lavoro con punte al 22%, prestazioni lavorative domenicali anche per i lavoratori il cui contratto non prevedeva quest’obbligo, ed infine la possibilità di trasferimenti in altri siti aziendali o esodi incentivati. 
Un’intesa fortemente respinta in particolar modo da quei lavoratori che saranno tra i più penalizzati, ovvero coloro che hanno contratti a 20 ore, mentre dall’accordo sono stati esclusi, ad esempio, i capireparto. Di fatto il rischio di mettere i lavoratori gli uni contri gli altri è destinato a diventare realtà. A maggior ragione poi di un esito referendario scontato, visto che qualora passasse il no l’azienda si riserverebbe di intervenire direttamente per risolvere il problema di eccedenza del personale.
Messo nel mirino dall’alleanza formatasi tra il gruppo Conad e il finanziere Raffaele Mincione per investire su asset immobiliari della grande distribuzione organizzata. Per l’operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, nelle scorse settimane è già stata costituita la newco Bdc Italia, che vede Conad al 51% del capitale e Mincione (con la lussemburghese Pop 18 Sarl che appartiene al gruppo Wrm) al 49%. Nel consiglio della società, composto da quattro membri, figurano tra gli altri come presidente Francesco Pugliese (numero uno della Conad) e lo stesso Mincione. Il progetto, che ha come nome in codice «Montblanc», è già stato esaminato – seppure in fase preliminare – dal cda di Conad ed ha nel mirino in particolar modo il dossier Auchan Italia, cioè i supermercati italiani che il gruppo francese Auchan punta a vendere. Conad, che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 13,4 miliardi (+3% rispetto al 2017) raggiungendo una quota di mercato vicina al 13%, è a un soffio dal sorpasso nei confronti di Coop (poco sopra il 14%) e il successo nell’operazione Auchan potrebbe assicurarle il primato nel campo della grande distribuzione.

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