TARANTO
- C’è una grossa ciminiera che spara nell’ambiente una media di 123
chili di mercurio all’anno, il metallo messo al bando, persino con i
vecchi termometri, perché è catalogato come pericoloso neurottosico.
Quella ciminiera è il camino E312, l’inquietante bocca da fuoco che
campeggia nel cuore dell’Ilva di Taranto. Uno dei
simboli della grande fabbrica finita sotto inchiesta per disastro
ambientale. I numeri sulle emissioni di mercurio dalla ciminiera più
alta d’Europa tanto per cambiare non tornano. Ma il caso del mercurio è
diverso. Perché sulle emissioni di altre sostanze nocive dallo
stabilimento, le abissali discrasie riguardavano le misurazioni
effettuate dai tecnici di Arpa e quelle autocertificate da Ilva e
recepite nel registro europeo E-PRTR.
Sul mercurio, invece, i dati forniti da Ilva non concordano con altri,
forniti sempre dalla stessa Ilva. Una sorta di autocontraddizione che
sembra emergere chiaramente scorrendo le prove campione effettuate dal
laboratorio Ilva nel 2012 nell’ambito delle prescrizioni previste dalla
autorizzazione integrata ambientale nuova di zecca, con la quale, lo
scorso anno, si è rimpiazzata la licenza rilasciata il 4 agosto del 2011
dall’allora ministro Stefania Prestigiacono. Sono otto i test eseguiti
da Ilva sulle emissioni di mercurio dal camino E312. Gli esiti delle
verifiche sono stati inseriti nel fascicolo dell’Aia nell’ambito del
cosiddetto piano di monitoraggio e controllo.
I risultati prodotti come emissioni in microgrammi per
ora consentono una proiezione sulle emissioni della ciminiera in un
anno. Da questa proiezione il dato varia sensibilmente dai 26 chili di
mercurio in un anno sino alla sconcertante soglia di 740 chili. «Per
ottenere queste cifre - spiega Alessandro Marescotti di Peacelink -
bisogna moltiplicare il dato in microgrammi per la portata del camino di
Ilva e poi moltiplicarlo per 24 ore e successivamente per 365 giorni».
Un calcolo in cui incide la mostruosa portata del gigantesco camino che
si attesta su tre milioni e quattrocentomila microgrammi all’ora. «Sono
tutti numeri - continua Marescotti - che provengono da documenti
ufficiali del gruppo Ilva. Per ottenere le cifre di cui si parla -
aggiunge - si deve soltanto moltiplicare per le ore di un giorno e per i
giorni di un anno». Le emissioni così calcolate dagli ambientalisti
regalano un quadro difforme che consente di giungere ad una media di
123,3 chilogrammi di mercurio per anno. Una cifra che è lontanissima dai
21,8 chilogrammi di mercurio dichiarate da Ilva e recepite nel registro
europeo E-PRTR. E dire che quei 21 chili e rotti sono indicati come le
emissioni complessive di tutti i camini dello stabilimento di Taranto.
Mentre i rapporti di prova che portano a 123 chili di media, riguardano
solo una ciminiera, anche se la più grande. A questo va aggiunto che
quelle del 2012 sono le prime reali misurazioni di emissioni perché in
passato si è sempre ragionato in termini di stima. Detto questo, e
aggiunto che le misurazioni sono avvenute a ciclo produttivo a pieno
regime, non resta che interrogarsi sui numeri. E sul perché siano così
distanti, tenendo conto che sul mercurio si stanno confrontando dati
Ilva con altri dati Ilva. «O i conti sono sbagliati - dice lo stesso
Marescotti - oppure c’è una evidente discordanza». «Bisogna considerare
- conclude Marescotti - che oggi sono in azione i filtri a carbone
attivo che trattengono parte della diossina e del mercurio. In passato
questi accorgimenti non esistevano».
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